È vero che…? I vero o falso a tavola

È vero che la carne bianca è meglio della rossa?

 

Sì. In un’alimentazione bilanciata e variata si consiglia di non superare le 2/3 porzioni settimanali di carne e di preferire in assoluto il consumo di carne bianca rispetto a quella rossa.

La carne bianca è ricca di proteine nobili e amminoacidi ramificati, ha un ottimo contenuto di ferro (la quantità di ferro nella carne di pollo non differisce in maniera significativa da quella contenuta nella carne bovina) ed è molto più digeribile della carne rossa. Ma la caratteristica che la rende un prodotto migliore è sicuramente la quantità e la qualità dei grassi. La carne bianca ha infatti un contenuto molto basso di grassi e, fra questi, predominano gli acidi grassi polinsaturi, un tipo di grasso considerato benefico per la salute che si trova soprattutto nei prodotti di origine vegetale. L’apporto di grassi saturi (considerati al contrario molto pericolosi, soprattutto per il nostro benessere cardiovascolare) e di colesterolo della carne rossa è quindi molto più alto, per questo anche la World Cancer Research Found (WCRF) consiglia di consumare solo occasionalmente questo tipo di alimento.

 

 

È vero che non bisogna mangiare la frutta dopo i pasti?

 

No. La frutta è un alimento dagli incredibili benefici, apporta fibre, sali minerali, vitamine, antiossidanti e acqua. Nella nostra alimentazione dovremo considerare sempre l’assunzione di almeno 2/3 frutti al giorno, anche a fine pasto. Mangiare la frutta a fine pasto, infatti, non comporta assolutamente nessun danno alla salute e tanto meno può provocare un aumento della massa grassa. Vediamo perché:

– Il contenuto di Vitamina C di determinati frutti facilita l’assorbimento del ferro contenuto nelle verdure e nei prodotti di origine animale mangiati durante il pasto,

– Il quantitativo di fibra e acqua della frutta e facilita il transito e la motilità intestinale

– Il suo sapore acidulo favorisce il senso di sazietà, mangiare un frutto è quindi un ottimo modo per evitare l’assunzione di dolci a fine pasto e, in generale, per mangiare un pochino meno

– Spesso si sente dire che quando si mangia la frutta dopo un pasto abbondante il contenuto di fibre e zuccheri influiscono sulla digestione a causa della fermentazione di questi ultimi, viene da chiedersi se la colpa della cattiva digestione sia del pasto abbondante o della povera frutta mangiata alla fine

 

È vero che è meglio evitare i lieviti?

 

Come spesso accade ogni considerazione va studiata nel caso specifico e spesso gli estremismi che ne conseguono sono sbagliati. Anzitutto è bene precisare che non esiste in alcun modo una forma scientificamente provata di intolleranza al lievito, almeno per la definizione che a livello medico si da al termine intolleranza. Quindi, ponetevi delle domande serie su chi usa queste terminologie inappropriate. I prodotti lievitati spesso sono di per sé alimenti molto pesanti e molto difficili da digerire: pensateci bene, quando vi siete sentiti appesantiti da alimenti contenenti lieviti? spesso succede quando si mangia la pizza, la focaccia o altri prodotti simili oppure quando si assume una grossa quantità di pane. In quel caso si può osservare la comparsa di alcuni disturbi quali stanchezza, gonfiore addominale o digestione lenta, meteorismo o diarrea o l’alternanza di queste sintomatologie, ma il problema è di natura transitoria e di norma rimane circoscritto. Questo non vuol dire essere intolleranti ai lieviti, ma semplicemente aver mangiato una quantità troppo abbondante di cibi lievitati e, di conseguenza, aver avuto una digestione lenta e più difficoltosa. Se ci pensate bene, quanto mai 50gr di pane fresco integrale appena sfornato, nonostante la presenza di lievito, vi è rimasto sullo stomaco?

 

È vero che bisognerebbe togliere il glutine dalla nostra alimentazione?

 

Da una parte ci sono sempre più diagnosi di celiachia tardiva (intolleranza al glutine che compare in età adulta), dall’altra sempre più persone che scelgono di seguire un’alimentazione senza glutine per moda o sentito dire. Purtroppo non c’è niente di più sbagliato. A meno che non ci siano specifiche indicazioni mediche (celiachia, ma anche alcune malattie autoimmuni o reumatologiche) consumare prodotti senza glutine in maniera inappropriata e senza uno specifico schema alimentare può, al contrario, favorire l’aumento di peso corporeo e di specifici lipidi plasmatici (quali colesterolo, trigliceridi etc.). Il glutine è una sostanza lipoproteica che in tecnologia alimentare è molto utile per “tenere insieme” l’impasto; infatti fare dolci o altre lavorazioni con le farine senza glutine è molto difficile, perché gli impasti risultano solitamente molli e appiccicosi. Negli alimenti confezionati senza glutine, per sopperire a queste mancanze pratiche, ma anche di gusto, spesso vengono aggiunti una quantità importante di zuccheri semplici e di grassi saturi. I prodotti senza glutine (specie quelli raffinati) sono quindi fortemente sconsigliati a chi ha problemi di diabete o in generale di difficile gestione delle glicemie perché hanno un indice glicemico molto alto, ma sono sconsigliati anche a chi deve tenere sotto controllo i lipidi ematici (colesterolo, trigliceridi etc.). Consumare cereali naturalmente privi di glutine (riso, mais, sorgo, grano saraceno, quinoa, amaranto, miglio…) limita solo nella scelta degli alimenti, ma non ha una ripercussione sull’organismo, ma aumentare il consumo di prodotti confezionati quali biscotti o prodotti da forno (grissini, cracker, etc) si.

 

È vero che il salmone fa ingrassare?

 

Per migliorare l’apporto di Grassi insaturi, preziosi alleati del nostro benessere cardiovascolare, ma anche di ormoni quali la preziosa Vitamina D, il consumo settimanale di pesce dovrebbe sicuramente aumentare (almeno 3/4 volte alla settimana). Il salmone è un pesce dalle incredibili caratteristiche nutrizionali: è ricco di proteine, vitamina del Gruppo B e Vitamina D e sali minerali quali selenio e fosforo. Si è vero, il salmone ha un contenuto di grassi abbondanti, ma questi sono in gran parte rappresentati dagli Omega 3 e dai grassi polinsaturi, ovvero dei grassi che apportano tantissimi benefici alla nostra salute. Come ogni cosa è importante non esagerare nelle porzioni e nella frequenza, consumare salmone non più di una volta a settimana (alternandolo con altri pesci di mare) apporta solo benefici e nessuna controindicazione.

 

È vero che le uova aumentano il livello di colesterolo?

 

Come per ogni alimento, un consumo eccessivo di uova può avere delle conseguenze, specie sui livelli plasmatici di Colesterolo. Al contrario un consumo appropriato (1-2 volte a settimana in n°di 2 uova cadauna) comporta ottimi benefici per la salute. Un uovo contiene circa 6 gr di proteine e tutti e 9 gli amminoacidi essenziali per il nostro organismo; il tuorlo contiene una piccola porzione di colesterolo ma anche di grassi insaturi, quella tipologia di grassi ottimale per il nostro benessere cardiovascolare, ferro, calcio, selenio, fosforo nonché numerose vitamine del gruppo B e carotenoidi. Numerose ricerche scientifiche confermano che non sono tanto gli alimenti che contengono colesterolo (ad esempio le uova) ad aumentare i livelli plasmatici dello stesso, ma quelli ad alto contenuto di grassi saturi (carne rossa, formaggi, affettati etc.); questo non vuol dire che il consumo di uova debba essere esagerato, tutto in una dieta bilanciata è concesso, niente deve essere consumato in maniera eccessiva.

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